Vecchiano

Vecchiano si posa lungo la riva destra del fiume Serchio, quasi a cercare protezione nell'abbraccio di due ampie anse che le sue acque qui disegnano prima di riprendere la corsa verso ovest, alla marina, e quindi al mar Tirreno. Sull'altro lato, quello a nord-est, sono le colline pisane a frenare lo slancio delle abitazioni; e quindi le rettangolari geometrie dei terreni coltivati che approdano, alla fine del loro correre verso nord, alle rive del lago di Massaciuccoli.
A sud, oltre le acque del fiume, si stende la piana pisana, fatta di centri abitati e terre coltivate, e quindi la città di Pisa. Il Comune che dal luogo prende il nome si estende per 67,27 kmq, un'estensione territoriale contenuta che però riesce ad abbracciare ambienti tra loro diversi: dai terreni agricoli alla spiaggia, dalle colline alla zona palustre, ora ridimensionata, dopo l'opera di bonifica iniziata negli anni trenta del secolo scorso, a una fascia di poche centinaia di metri lungo le sponde del lago.

Ma buona parte del suo territorio porta i segni dell'opera dell'uomo che ne hanno mutato il naturale assetto: dalle colline disposte in terrazze per favorire la crescita dell'olivo fino ai diversi interventi sul fiume Serchio il cui alveo è stato modificato per favorire la corsa delle acque, alzandone quindi il letto attraverso la formazione di robusti argini.
Abitata dall'uomo fin dall'età preistorica in insediamenti che prediligevano le aree collinari. Come testimoniano diversi scavi susseguitisi nel tempo che individuano in alcune grotte della zona resti e reperti dell'antiche civiltà umane. Furono poi le popolazioni etrusche a dare vita ad alcuni insediamenti sovrapponendosi o sostituendo analoghe comunità di origine ligure. Prediligevano siti lungo le coste, o all'interno di queste dove il territorio s'apriva a corsi d'acqua che ne permettevano la navigazione.
Uno di questi agglomerati si formò in località San Rocchino, sul versante lucchese del lago di Massaciuccoli, a confine della città di Viareggio. Protetto e diviso dall'esterno grazie a una palizzata che lo circondava si costituiva di capanne, di forma rettangolare, fatte in materiale deperibile e strette in un ridotto agglomerato funzionale ai traffici marittimi lungo le coste tirreniche, andato poi distrutto a causa di un incendio che probabilmente ebbe origine nella lunga guerra tra Roma e le popolazioni liguri, durante il III e II secolo a.C., come mostrano i  resti combusti poi venuti alla luce.


Vecchiano, lungo le rive del Serchio

Furono poi i Romani a colonizzare queste terre, ancora dando vita a piccoli scali oppure modeste fattorie che sfruttavano le risorse dell'ambiente: praticando l'agricoltura o l'allevamento del bestiame, la caccia oppure la pesca. Fiorirono anche piccole industrie, in particolar modo manifatture di ceramica che alimentavano floridi commerci, in questo allineandosi ad una regola che voleva nella bassa valle dell'Arno e del Serchio un produttivo comprensorio favorito dalla presenza di materie prime: giacimenti di argilla, legname e numerosi corsi e bacini d'acqua che altre a fornire l'elemento necessario alla produzione ne permettevano un facile commercio.
Una particolare importanza, tra le officine attive nel comprensorio di Vecchiano, è stata recentemente attribuita a un sito, anticamente descritto in località Isola di Migliarino, per la pregiata produzione di terra sigillata, termine con il quale si designano ceramiche di epoca romana caratterizzate da una vernice rosso-arancione brillante: piatti, coppe, vassoi, anfore di varie dimensioni utilizzate per il trasporto e vendita di alimenti: olio, vino, pesce, frutta.

Venivano lavorati al tornio e in diverso modo decorati secondo l'abitudine e l'uso dell'officina che le preparava incidendo poi su quei manufatti brevi scritte poste a mo' di marchio. Produzione che tra i centri più rinomati, per la raffinatezza delle lavorazioni, annoverava la vicina città di Arezzo, dalla quale sembrano provenire le maestranze che qui impiantarono l'officina. Era poi il porto di Migliarino centro di smistamento di questi e di altri prodotti del territorio: che venivano dall'agricoltura, dall'allevamento, dalla lavorazione del legname.
Con il tramonto dell'impero romano e il susseguirsi delle invasioni barbariche, nel generale decadimento di quanto la civiltà romana aveva edificato, anche in questa zona s'eclissano quei segni di un precedente ordine e civiltà.

Rimangono pochi documenti di quanto avvenne poi nell'Alto Medioevo. Uno tra i primi, dell'anno 762, testimonia una permuta di terreni tra autorità ecclesiastiche, dove appare una chiesa di San Michele posta in Vecchiano. Dalla loro lettura risulta comunque che prima dell'anno mille almeno due chiese portavano la collocazione in Vecchiano: quella di S. Michele e una di S. Frediano.
All'indomani del passaggio del millennio il comprensorio  ci riappare nella sua originaria divisione in ambienti tra loro diversi: una zona collinare dove si stendono i boschi tra i quali selve di quercia e castagno e, nella parte più in basso, appezzamenti dedicati all'olivo; una zona pianeggiante ora divisa in campi coltivati quasi dovunque a cereali inframezzati da vigneti e alberi da frutta e ampie superfici lasciate al pascolo di pecore e buoi; la zona palustre intorno al lago di Massaciuccoli con i suoi canneti dove si praticava la caccia e la pesca; e una zona costiera dominata dalla macchia mediterranea di lecci e querce, signora incontrastata fino alle dune e alle sabbie della spiaggia.
Gli insediamenti abitativi maggiori si concentravano lungo il corso del Serchio, oppure intorno a strutture militari, se non religiose, sorte tra le colline spesso luogo e teatro di un'aspra contesa fra gli eserciti di Pisa e quello di Lucca, città quest'ultima alla cui giurisdizione queste terre erano soggette già dal X secolo fino al XIII quando le truppe pisane qui s'imposero iniziando con quelle lucchesi un'interminabile guerra volta a mantenere la propria supremazia poi proseguita fino agli inizi del XV secolo. Nello stesso periodo, inoltre, l'abitato fu luogo di passaggio delle truppe del Ducato di Milano con il loro sciame di saccheggi e devastazioni.

Nella zona palustre erano le capanne, dalla semplice intelaiatura costruttiva, a costituire ancora l'elemento abitativo. Piccoli scali s'affacciano agli specchi d'acqua, come del resto nella zona settentrionale del lago e nelle numerose vie fluviali che segnavano l'intero territorio intorno al lago, quando gli spostamenti e i commerci prediligevano e usavano queste vie d'acqua: autentiche autostrade dell'antichità.
Con gli inizi del XVII secolo la Repubblica di Firenze - con il casato dei Medici subentrato agli inizi del XV secolo alla dominazione pisana - s'impegna nella pianificazione di lavori necessari per la bonifica del territorio, attraverso la realizzazione di una rete di fosse e canali di scolo.

Rientra in tale politica la concessione di una parte del terreno ai progetti dell'ingegnere olandese Wal di Startten che qui propose l'uso di metodi propri della sua terra: cioè l'apertura di numerosi fossi e la costruzione di mulini a vento che permettessero la regolamentazione delle acque in terreni coltivati a risaia.
Di quei tentativi ben presto naufragati rimangono i resti di un capannone sorto per la lavorazione del riso e poi usato come stalla e fienile. Costruzione che ha dato nome al luogo che l'ospita, andata poi in parte distrutta durante l'ultimo conflitto bellico.

Si assiste comunque a un seppur modesto aumento della popolazione, coincidente con il lento espandersi dei terreni coltivabili verso le acque del lago. I terreni intorno al corso del Serchio, compresi nell'area della Fattoria di Vecchiano, si susseguono in distese coltivazioni, quasi sempre a conduzione mezzadrile, ai cui confini a volte s'alza una casa colonica costruita secondo un semplice schema che ripartisca l'ambiente in un primo spazio abitativo e in un secondo dedicato agli attrezzi e alle attività agricole.
Nella seconda metà del '700 comincia un frazionamento del territorio in distinte proprietà attraverso la vendita o la concessione a livello in più circoscritti poderi. È il granduca Pietro Leopoldo l'artefice di questi mutamenti che coinvolgono anche il modo di costruzione delle abitazioni: contemplando in maniera più ampia l'uso di materiali duraturi fino alla definizione degli standard minimi necessari alla costruzione di una casa fissati verso la fine del XVIII secolo quando la muratura, in pietre o miste a laterizio, diventa pratica comune per la realizzazione delle abitazioni.

A volte la casa rurale è ampia, le stanze in numero maggiore s'aprono in spazi più confortevoli, maggiore il numero di attrezzature e strumenti agricoli: dimora di una famiglia che il lavoro ha reso economicamente più agiata.
Il lago continua a essere fonte di caccia e pesca, luogo sulle cui acque le varie comunità che a quello s'affacciano reclamano ognuna diritti e privilegi. Intanto s'ampliano i primi villaggi arricchiti dalle abitazioni di proprietà della borghesia mercantile qui giunta dalla vicina città di Pisa e, in maniera minore, da quella di Firenze.
Col tempo vengono a formarsi le prime aziende agricole; i frantoi, la villa-fattoria luogo di vacanza e di razionalizzazione del lavoro agricolo spesso corredata da ambienti dedicati alla pratica della caccia. Nella campagna si costituiscono nuclei abitativi raggruppati intorno ad una corte, che spesso danno origine a ristrette località nominate da una qualche loro particolarità o caratteristica, o dal nome di qualche famiglia che qui abita.

 

Vecchiano, santuario di Santa Maria in castello

Nel 1810, sotto l'occupazione francese che dal 1799 si sarebbe protesa fino al 1814, si costituisce la comunità di Vecchiano in amministrazione indipendente: "staccata da quella de' Bagni di S. Giuliano, sotto la Giurisdizione medesima nella Diocesi e Compartimento di Pisa" come scrive Emanuele Repetti nel suo Dizionario -  pubblicato in fascicoli tra il 1833 e il 1845 - così tratteggiando l'ambiente sul quale sorge la nuova Comunità: «Rispetto all'indole del suolo di questa Comunità esso può limitarsi a due specie diverse, 1.° a quello di trasporto che riveste tutta la pianura fino ai tomboli lungo la spiaggia di Migliarino; e al calcare in gran parte cavernoso che serve dirò quasi di nocciolo ai poggi di Filettole e di Avane, e che io considero come una estrema propagine orientale dell' Alpe Apuana, la quale mediante il monte di Quiesa e quello di Balbano corre a congiungersi con il Monte Pisano. 
Ad eccezione pertanto di quelle due colline dove fruttifica maravigliosamente fino dal secolo VIII l'ulivo, tutta la subiacente pianura è un letto palustre che Parte idraulica de' Pisani ha saputo in gran parte bonificare mediante fosse di scolo, fra le quali le due maggiori di Fossa Magna e Fossa della Barra».

Ora Vecchiano è sotto il governo dei duchi di Lorena, subentrati ai Medici nel 1738, anno della pace di Vienna, e rimasti alla guida del Granducato di Toscana - tranne gli anni della già ricordata occupazione francese dal 1799 al 1814 - fino al 1859, data che segna l'inizio della Seconda Guerra di Indipendenza i cui moti porteranno, nel febbraio 1861, la Toscana alla piena partecipazione alla prima convocazione del neonato Regno d'Italia.
Durante il XIX secolo si assiste a un marcato incremento demografico: i piccoli borghi s'espandono, a volte saldandosi tra loro fino alla formazione di più ampie realtà. L'opera di bonifica continua: nelle grandi fattorie padronali tutto questo porta all'ampliamento dei terreni coltivabili. Il mondo contadino ancor più si differenzia, s'accentua la lontananza tra agricoltori benestanti e i piccoli possidenti. Rimane la zona del lago dove il paesaggio è segnato dalle rudimentali capanne che ancora rappresentano l'unica abitazione possibile per il pescatore e il suo nucleo familiare.

«Vecchiano è un aggregato di bei villaggi, posti tra la destra del Serchio e il Monte d'Avane. In una parte centrale è la Pieve, in faccia alla quale elevasi una solida torre a bozze quadrate, già fortilizio, ora campanile. Nel vicino Monte di Castello sorgeva un' antica rocca dei Pisani, già fortezza di grande importanza, consegnala ai Fiorentini nel 1405: ora è un romitorio da cui discopresi ridentissima veduta.» scrive Attilio Zuccagni-Orlandini in Indicatore topografico della Toscana granducale; ossia, compendio alfabetico delle principali notizie di tutti i luoghi del granducato, pubblicato nel 1856.

Nel 1882 appare la prima legge nazionale sugli interventi di bonifica. Presentata da Alfredo Baccarini aveva come mira di aumentare la produzione dei prodotti agricoli insieme a quella di combattere malattie ampiamente diffuse nei terreni paludigni, quali la malaria. Le delibere e gli interventi continuano nel tempo: anche negli anni precedenti la prima guerra mondiale sono numerosi i provvedimenti varati dal parlamento italiano.
Nel XX secolo dalla metà degli anni venti cresce in tutta la nazione il numero dei consorzi e degli enti preposti alla realizzazioni delle bonifiche. La disponibilità di apparecchiature e mezzi meccanici sempre più potenti, la progressiva diffusione dell'energia elettrica, ampliano considerevolmente il potere di intervento e di regolazione degli elementi naturali.
Anche nel nostro territorio si susseguono progetti, prendono vita nuovi consorzi. A sud del lago di Massaciuccoli si costituisce il Consorzio di Bonifica del Massaciuccoli Pisano, rimasto attivo fino al gennaio 1998 quando confluisce nel Consorzio di Bonifica Versilia-Massaciuccoli.


Vecchiano, il parco teatro Pier Paolo Pasolini

Vecchiano con i suoi dintorni oggi è una popolosa comunità, tra le maggiori della provincia di Pisa, distribuita fra il paese stesso e le sue frazioni, tra le quali Filettole, Avane, Nodica e Migliarino. Il paesaggio toscano è qui sospeso nella realtà di un centro di campagna: tra un passato tanto illustre e il presente con i suoi colori e i suoi scompensi che però s'addolciscono nella tranquillità dei vicoli.

Le malinconie del lago sono confinate più a nord, come un antico ricordo, dietro le ampie distese agricole dei campi di cereali, di girasoli e frutteti. La spiaggia di Marina di Vecchiano s'apre a ovest, inserita nel suo contesto ambientale di grande rilievo naturalistico: dalla foce del Serchio a Torre del Lago Puccini attraverso quattro chilometri di spiaggia incontaminata, alle cui spalle si stendono terreni la cui costituzione, formatasi per un processo di sedimentazione, ha generato ondulazioni parallele alla costa intervallate da depressioni più ricche e intrise di acque: le caratteristiche dune tra i cui "alti" e "bassi" crescono vegetazioni diverse da quella presente nelle zone più asciutte e drenate, dette tomboli.

Verso est il paese sembra quasi un'onda nell'infrangersi contro le ferite rosso-amaranto delle colline, sopra le quali domina il santuario di Santa Maria in Castello già documentato nel XII secolo, sorto sull'antico castello di Vecchiano. Delle sue originarie strutture restano a vista solo la parte posteriore volta a nord e la fiancata esterna del lato ovest. L'interno è costituito da una sola navata. Nel 1683 un decreto arcivescovile ingiunge a tutti i parroci del piviere di Vecchiano di prender parte, per amministrare i sacramenti, ai solenni festeggiamenti che qui si svolgevano l’8 settembre di ogni anno. Tra i suoi arredi l'immagine della Madonna del Castello. A lei ritorna una lapide posta sull'ingresso alla fine della doppia scalinata che qui conduce nella quale, a perpetua memoria, si ricorda  quando nell'anno 1804 la benedizione data da questi monti colla sacra immagine di Maria SS. verso la vicina Livorno "liberò quella città dal contagio [della peste] e preservò la Toscana dall'infezione". Sopra questa targa ve ne è un'altra che ricorda il restauro del 1949 al quale è dovuto l'attuale assetto della struttura.
Devo dire che l'imponenza che questa costruzione suggerisce, se vista dal paese steso ai suoi piedi, svanisce una volta davanti alle sue mura, rivelandosi di più modeste dimensioni: una gentile e fragile struttura qui quasi portata dal correre dei venti sopra questi pianori di pietre e oliveti.

La più antica tra le chiese di Vecchiano è quella di S. Frediano, le cui tracce arrivano all'anno 762, anche se l'attuale edificio è frutto di una ristrutturazione avvenuta nell'anno 1835 quando oltre ad ampliarne il volume si dispose la sua struttura ad aula unica, ampliata con un coro semicircolare secondo un elegante motivo allora ricorrente in un periodo vicino ad un gusto neoclassico.
Alla vista sembra un invito alla meditazione, tanto appare raccolta e armoniosa; allo scorrere dei pensieri nella penombra del suo spazio. Gli si affianca il campanile, ugualmente proporzionato e equilibrato nelle forme, che si alza lungo la sua fiancata destra.  L'interno è a navata unica; le pitture della volta e le decorazioni murali creano un ambiente armonioso e ugualmente rigoroso, secondo una tipologia comune all'architettura religiosa lucchese.

Proprio al centro del paese è invece la chiesa di S. Alessandro le cui pareti laterali esterne subito narrano le diverse e profonde trasformazioni nonché gli ampliamenti subiti attraverso i secoli. Documentata nel 1104 con il toponimo di Vechiano major si forma di un'unica navata il cui attuale assetto risale ad interventi di restauro operati nel XIX secolo. All'interno due eleganti acquasantiere settecentesche. Davanti all'ingresso, separato dalla strada, si alza il robusto campanile, la cui originaria costruzione risale al 1385, che una prima serie di bifore, una per lato, e una superiore di trifore cercano di aggraziare. Anche la sua superficie subito rivela i diversi interventi e le diverse funzioni a cui è stato nel tempo soggetto.

Vicina a queste chiese è quella dei Santi Simone e Giuda, che con queste divide lo stile che ne informa la struttura risalente ai primi decenni dell'Ottocento. Si trova a Nodica che è la pagina subito seguente questa di Vecchiano, nel libro delle bellezze toscane. L'interno ripropone un ambiente neoclassico accentuato dalla scansione geometrica delle alte colonne dipinte. Ad attirare davanti a lei è però il modulato campanile, che una lapide pone al 1319. Posto sulla sinistra della facciata le sue mura quasi sembrano un variopinto ed astratto pastello, così dipinto dagli eterogenei interventi e ristrutturazioni susseguitesi nel tempo. 
Anche Vecchiano continua la tradizione che vuole l'arte regina di questi luoghi soliti a specchiarsi nelle acque del lago. Qui è cresciuto Antonio Tabucchi  (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) lo scrittore toscano autore di tanti romanzi di successo tra i quali, tra i primi, quell'incredibile scatola cinese che è Notturno indiano.

 

Testo di Arturo Lini tratto da Il lago di Massaciuccoli e le terre umide, Caleidoscopio, Massarosa (LU), 2008. Per le foto  ringraziamo il sito www.amapisa.it