Le origini
L'attuale conformazione del lago, come quella del territorio che lo comprende, deriva dalle diverse oscillazioni del livello del mare succedutesi in epoche geologiche diverse e causate dalla quantità di acqua rilasciata nello sfaldarsi dei ghiacciai marini durante l'alternarsi dei periodi interglaciali a quelli glaciali, oltre che dall'azione di assestamento provocata dalle spinte e tensioni tra la costa africana e quella europea avvenute lungo milioni di anni. Più volte il mare ha lambito e toccato queste colline; una volta ritiratosi alle sue acque si sostituiva la laguna, al lago la palude.
Ancora nell'anno mille, in epoca quindi a noi relativamente vicina, dove ora si alzano le case o le serre dei vivai che popolano l'area a ovest della frazione di Stiava, nel retroterra di Viareggio, era presente un piccolo lago di origine marina, su cui si affacciavano sei piccoli porti, distribuiti lungo l'arco delle sue sponde, e ai quali s'indirizzavano i commerci e i traffici non solo della popolazione locale ma anche di quella collinare che attraverso le sue acque potevano poi arrivare, navigando il fosso dello Stiavola e quindi il Burlamacca, fino ai porti marini. Un documento lucchese tardo medievale rappresenta le coste versiliesi come «tucto padule, salvo dov'è Camaiore, sendo un poco più alto che il resto del piano». Intorno al lago, e alla zona palustre, si estendeva una fitta boscaglia, composta di macchie e foreste anticamente indicate come Selva Palatina.
Circa 4000 anni fa, a seguito dei processi ora accennati e originati dal succedersi dei periodi glaciali si erano venuti a formare, su queste spiagge, dei tomboli composti da una serie di dune il cui insieme originava una barra sabbiosa, poi incrementata dai detriti depositati dai fiumi e canali che sfociavano su questo tratto di costa, con il conseguente progressivo avanzamento dei confini di quest'ultima. Questo fenomeno, combinandosi alla forza e ai percorsi delle correnti marine, e alle successive costruzioni di opere urbane presso la foce dei fiumi, è ancora oggi attivo nel disegnare i mobili confini delle marine versiliesi, dove a volte ai lati della foce di uno stesso canale assistiamo allo svolgersi di fenomeni contrari, come nel caso delle spiagge viareggine ai lati del canale Burlamacca: quella di levante, a sud, in continua espansione, e quella di ponente, a nord, minacciata di erosione.
Con il definitivo consolidamento di questi cordoni si arriva dunque all'attuale disposizione del territorio in quattro fasce parallele: l'arenile vero e proprio soggetto ai mutamenti provocati dalle mareggiate, poi la fascia delle dune della larghezza di poche centinaia metri e composta da accumuli di sabbia consolidati dalla presenza di particolari vegetazioni quali lo sparto o l'elicriso. Quindi una fascia di macchia mediterranea costituita soprattutto da lecci, querce, pini marittimi e domestici, con un folto e vario sottobosco, e infine l'area più interna composta, nella parte meridionale della Versilia, dal bacino lacustre del lago di Massaciuccoli, circondato da una prima zona umida, composta di canali e specchi d'acqua, e di una seconda area di terreni seminativi che formano il comprensorio di bonifica.
L'originaria duna sabbiosa che correva lungo la costa, e ancora oggi ben visibile in certi tratti di spiaggia. Si trova a circa tre-quattro metri sopra il livello del mare, mentre le aree interne che s'originano oltre quella sono mediamente più basse; in particolar modo nel bacino intorno al lago alcune zone raggiungono una depressione superiore ai due metri. Questa diversità di livelli provoca una naturale difficoltà allo scorrere delle acque piovane, il cui deflusso al mare è reso ancora più difficoltoso in caso di forti piogge, o quando le foci dei canali e dei torrenti sono ostruite a causa del moto ondoso del mare.
Questa primitiva disposizione e conformazione ambientale è rimasta fino a oggi quasi immutata nella costa tra Torre del Lago e la foce del fiume Arno, area corrispondente alla Tenuta di San Rossore, salvaguardata in epoche passate dalla persistenza della malaria che aveva reso inabitabile la zona, nonché dalla presenza di terreni di proprietà della famiglia fiorentina dei Medici e da questa destinati a riserva di caccia.
Successivamente furono i granduchi di Toscana a conservarne questa destinazione, anzi aggiungendo aree riservate all'allevamento brado di bovini e cavalli. Infine i Savoia, divenuti re d'Italia, scelsero questo luogo come sede di vacanza, destinazione poi trasferita alla presidenza della repubblica italiana. Attualmente, a partire dal 1979, l'area è parte del parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, affiancandosi a un poligono di tiro militare, presente dal 1967 sulle spiagge di Marina di Vecchiano e attivo dal 1° ottobre al 30 aprile di ogni anno.
Nella parte settentrionale della Versilia, al contrario, la composizione del territorio, oltre a presentare una originaria conformazione per alcuni aspetti diversa e distinta da quella meridionale, ha subito profondi mutamenti dovuti all'opera dell'uomo. Dell'antica macchia mediterranea, che dai confini pisani giungeva a Bocca di Magra, ora qui rimane solo il parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta: una stretta fascia boschiva di circa 80 ettari oggi composta in prevalenza di pini, lecci, olmi, pioppi e carpini, parallela alla costa e conservata nel tempo a protezione del territorio di Pietrasanta dai venti marini.
Viareggio stessa è sorta e poi cresciuta dove un tempo era un bosco formato in gran parte di querce, poi tagliate nel corso del XVIII secolo: incarico affidato dal governo Lucchese ad un consiglio di cittadini che formarono la “Cura sopra il Taglio delle Macchie” a cui seguì nel 1744 la formazione della “Cura sopra la Bonificazione de' Terreni” organismo questo più volte rinnovato per ridurre a cultura i terreni che venivano disboscati.
Ancora agli inizi del XX secolo la strada che da Montramito conduce a Viareggio, l'antica via Regia, era in uno stato «quasi pensile, giacché il passarvi sopra di un carro con poco più di una tonnellata di carico commuove la acqua dai fossi laterali» come scrive Leone Bigongiari (1840-1928) nella sua breve ma preziosa Stiava nel XIX secolo, pubblicata nel 1907.
Le attuali pinete, dette di Levante e di Ponente, sono successive a questo disboscamento, poi impiantate agli inizi del XIX secolo per proteggere le abitazioni e i terreni, che venivano via via colonizzati e messi a coltura, dai venti marini. Tra i diversi tentativi di imboschimento, utilizzando specie diverse anche appartenenti a zone appenniniche quali il castagno, solo il leccio e il pino riuscivano a colonizzare quei terreni sabbiosi. La crescita dei pini favorì una certa attività economica legata al commercio delle pine e dei pinoli; attività sviluppatasi su tutta la costa, come le diverse fabbriche dei pinoli, i cui edifici sono ancora presenti al parco di San Rossore o all'interno del parco della Versiliana, testimoniano.
©Testo di Arturo Lini, tratto da "Il lago di Massaciuccoli", A. Lini - A. Pelosini, Caleidoscopio, Massarosa, 2008. Ogni riproduzione è vietata, salvo il diritto di citazione, l'uso personale previa citazione, o diverso accordo con l'autore.